09 novembre 2014

Parapendio vs Me

Quando Alessia mi ha invitato al blogtour per scoprire Cervinia e Valtournenche ha detto quasi subito la parola "parapendio". E io ho risposto "bello, ma preferirei fotografarvi da sotto e ammazzarmi di cibo piuttosto che di terrore".
Ho mantenuto tale linea di pensiero fino al momento in cui l'istruttore, guidando fino al luogo della paura, non ha iniziato a raccontarci l'origine di questo sport (tutto è nato a metà anni '80 grazie a un gruppo di paracadutisti francesi sbronzi e un aereo rotto), le sensazioni del volo, il senso di libertà e altre cose più tecniche, come la ricerca delle correnti ascensionali. Mi aveva quasi convinto. 
Poi ha detto "noi che siamo stati i primi abbiamo attraversato anche periodi drammatici, in cui sperimentavamo nuovi materiali, nuove vele, nuovi cordini, che a volte si rompevano, si allungavano, etcetc. Io sono fortunato ad essere qui a raccontarlo, altri non lo sono stati altrettanto". 
In quel momento ho deciso che non mi sarei mai lanciato. Strano, eh?
Ovviamente hanno scelto tutti la tecnica dell'ignorare questa mia decisione, probabilmente facendo leva sul fatto che le mie tre compagne d'avventura si sarebbero lanciate senza problemi, per poi pigliarmi per il culo fino al 2058.

Insomma, ci hanno caricati sulla navetta che ha portato il mio culo terrorizzato sul prato di lancio. 

Nel giro di due minuti le vele erano pronte e quindi i primi due volontari dovevano lanciarsi.
"Col cazzo che mi lancio per primo, se devo lanciarmi".
Errore gigantesco, perché così ho potuto seguire i lanci altrui nel dettaglio, e aspettare poi quaranta minuti per il ritorno degli istruttori, pronti ad imbragare e lanciare anche il sottoscritto.
Quaranta minuti interminabili.
Ormai ero lì, sapevo che mi sarei lanciato.

Sono arrivati.
Mi hanno imbragato (bestemmiando un pochino per le mie dimensioni. Quasi non entravo nel sellino. Credo mi abbiano chiesto venti volte "le palle stanno bene?". Le palle stavano benone, erano le cosce e la panza a soffrire), mi hanno dato la GoPro e poi mi hanno detto di correre. Ah, inutile dirvi che non mi sono lanciato da solo, ma legato all'istruttore.
Dopo dieci secondi ero col culo a svariate centinaia di metri da terra. Ovviamente avevano ragione loro: non c'è un vero momento di panico o di cuore che esplode, perché il decollo è delicatissimo. Poi guardi giù e capisci di aver fatto una mezza cazzata, ma dura un attimo, perché inizi subito a guardarti attorno e ti godi il panorama. Ti godi anche il freddo porco, soprattutto se sei un pirla senza guanti che deve reggere il bastone della GoPro.

Ovviamente ho ripreso tutto, quindi nei prossimi giorni caricherò il video per mostrarvi un mix di terrore e pace interiore e freddo e risate e ommioddio che piccoli quei cavalli!

Lo rifarei? Credo di sì. 
Vi consiglio di provarlo? Assolutamente sì. Non potete essere meno coraggiosi di me, quindi per voi sarà una passeggiata.

Ricordatevi di chiedere di Jean Claude o di Paolo: li conoscono tutti nei dintorni di Cervinia e Valtournenche, ed entrambi hanno un sacco di cose divertenti da raccontarvi sia prima che durante che dopo il volo.

A me, subito dopo l'atterraggio, hanno detto:
"Ah, non te l'ho detto prima, ma avevamo anche un paracadute d'emergenza".
Avrebbero dovuto farmi lo scherzone e, a metà volo, dirmi "ah cazzo, ho dimenticato il paracadute d'emergenza".

Subito dopo mi sono ammazzato di fonduta.

03 novembre 2014

I telefoni della mia vita

Dal Nec Db2000 al Nexus 5.

15 settembre 2014

La mia Festa della Rete

Cose che mi son piaciute molto: tutte quelle che ho visto e sentito, a parte Pinuccio e il monologo di Chef Rubio.
Cose che non mi son piaciute:

14 luglio 2014

Il budget

Attiro la tua attenzione perché faccio una cosa che potrebbe interessarti.
Mi dici di scriverti per spiegarti bene questa cosa che faccio e sulla quale si potrebbe collaborare.
Ti scrivo, ti spiego bene la cosa, ti faccio chiaramente capire che, per questo genere di collaborazione, o mi paghi o amici come prima.
Mi rispondi che non hai soldi ma che, se voglio, potrei fare pubblicità al tuo servizio, utilizzandolo e facendo vedere a tutti che lo sto utilizzando.
In tutto questo vorrei capire per quale motivo dovrei dirti di sì, non riuscendo davvero a capire in che modo un'eventuale collaborazione potrebbe far comodo a entrambi.

03 luglio 2014

Il marciapiede

Stamattina una vigilessa mi ha preso per un braccio per farmi scendere da un marciapiede.
Sì, ero in bici sul marciapiede. Da due metri, perché o salivo su quell'angolo di marciapiede in piazza 5 giornate o mi facevo investire da (a scelta): un camion, un taxi, una moto, un tram, una biga. Avrei percorso circa 4 metri sul marciapiede, per poi scendere in corso XXII marzo e rischiare nuovamente la vita.
Grazie al gentile intervento della paladina della giustizia ho fatto solo 2 metri sul marciapiede.
Poi però mi son fermato per dirle che magari la prossima volta il mio braccio non lo dovrebbe toccare, perché non mi piace essere toccato dagli estranei e non mi piace che mi telefoni qualcuno di cui non ho il numero in rubrica. Al suo accenno di protesta sono ripartito, e prova a prendermi la targa, dai, provaci!

Comunque dalla settimana prossima girerò in scooter, quindi addio marciapiedi.

PS: lo so che non posso andare sul marciapiede, eh. Ma a volte preferisco andare sul marciapiede piuttosto che morire, visto che le piste ciclabili un po' ci sono e un po' vaffanculo.